CAMPANIL BASSO - diedro sud-ovest allo spallone ovest

Via FHERMANN

CAMPANILE BASSO di Brenta 2877 mt.

Primi salitori:  R. Fehrmann - O.P. Smith,  27-8-1908

Difficoltà: D sup. sostenuto, 10 m. di 5°-

Dislivello: 350 m circa

Tempi:  salita ore 5, discesa ore 1

Materiale:  normale dotazione alpinistica, ci sono circa 25 chiodi  comprese le soste

Periodo consigliato:  luglio – settembre

CENNO GENERALE

Si tratta di una delle più famose ed eleganti salite in libera, di media difficoltà, delle Dolomiti.

L'itinerario supera il grande diedro ad angolo retto formato dall'incontro della stretta parete Ovest del campanile con lo Spallone.

E’ una via molto logica, ben attrezzata, anche nelle soste.

La scalata non è mai faticosa, nel diedro gli appigli sono generalmente minuti, ma molto solidi e ben definiti.

E' una via sulla quale ci si può divertire molto, a condizione che la si affronti in buone condizioni fisiche e di allenamento.

Infatti, anche se non presenta passaggi molto difficoltosi, risulta impegnativa per la continuità e perchè sorprendentemente lunga come sviluppo.

Difatti consta di 15-16 tiri di corda, la maggior parte dei quali è di IV sostenuto, mentre gli altri non scendono mai sotto il III.

ACCESSO

Dal rifugio Brentei, si segue il sentiero che porta alla Bocca di Brenta (m 2549).

Sotto lo spallone del Campanile Basso, abbandonare il sentiero e raggiungere la base dello spigolo sud-ovest ove inizia la via Graffer-Miotto (ore 0.45).

Attaccare allora il gran diedro che inizia con una rampa obliqua a destra.

Si può anche pernottare al rif. Pedrotti, in questo caso si scende dalla Bocca di Brenta verso il Brentei e si giunge alla base dello spallone del Campanile Basso (ore 0.30).

DISCESA

Tenere presente che la via termina in cima allo spallone ove si prende lo «Stradone Provinciale» dal quale ci si cala (vedere Via Normale).

ATTACCO

Il gran diedro termina in basso con una specie di pilastro, la cui faccia sinistra forma una stretta e ripida rampa rocciosa fessurata, obliqua da sinistra a destra.

Si attacca circa 70 m più in alto della base dello spallone e si sale per due lunghezze di corda lungo le fessure della rampa, a un terrazzino (III e IV, 2 ch.).

Da qui, girando a destra lo spigolo del pilastro, si prende la continuazione della rampa, formata da una stretta placca povera di appigli (IV +), che porta su un comodo spiazzo detritico alla base del diedro vero e proprio.

SALITA

1) Salire per la rampa inclinata non difficile fino ad un chiodo di fermata.  25 m di III.

2) Proseguire per la rampa ora più verticale (2 ch.), uscire a destra fino ad un comodo terrazzo.  35 m di IV.

3) Superare un salto strapiombante (grosso ch. ad anello, passo di IV+) e proseguire per placche. Sosta dopo 30 m di IV con un passo di IV+.

4) Superare una placca uscendo a destra su un ampio spiazzo detritico al culmine di un pilastro appoggiato.  25 m di III+.

5) Salire per alcuni metri sul fondo del camino apparentemente liscio, ma con una buona lama sul fondo, superare alcuni salti di rocce rotte fino a un terrazzino da cui parte verticale il diedro.  20 m di III.

6) Salire su solidi e piccoli appigli il diedro: 5 m diritti (ch.), aggirare un salto a destra e quindi rientrare sulla verticale; su poi diritti uscendo alla fine sulla articolata parete di sinistra.  40 m  di IV e IV+.

7) Salire ancora per il diedro, ora più inclinato, sulla parete di destra fin sotto un ampio tetto giallo.  30 m di IV

8) Uscire a destra, aggirare lo spigolo della faccia destra del diedro e proseguire diritti su rocce facili fino ad un chiodo di fermata.  30 m di III; attenzione a non andare troppo a destra una volta girato lo spigolo.

9) Su diritti attraversando una placca franata (ch.), fino alla base di un pilastro rosso e rugoso.

Attaccare il pilastro salendolo da sinistra a destra e poi diritti (ch.) fino alla sua cima.

Sosta su un ottima piazzola con 2 ch. ; 35 m di IV.

10) Attraversare alcuni metri a destra (2 ch.) e poi diritti fino alla base di un diedro-camino; risalire i primi 10 metri fino ad una buona sosta, tiro di III e IV.

11) Ancora diritti per il diedro e le placche grigie sulla destra, sosta dopo 35 m di IV.

12) Tenersi sulla faccia destra del diedro evitando la spaccatura leggermente bagnata con blocchi incastrati e superando delle placche con passi a volte impegnativi.  35 m di IV.

13) Ancora diritti (leggermente a destra) sulle rocce grigie fin sotto un tetto; sostare dopo 40 m su buoni spuntoni di assicurazione, tiro di IV.

14) Superare a sinistra la costola che delimita il tetto, non alzarsi ulteriormente, ma attraversare orizzontalmente a sinistra per 15 m fino a tornare sul fondo del diedro in una specie di caverna; sosta dopo 20 m, tiro di II e III-; attenzione a non salire fino ad una specie di cengia superiore che risulta poi strapiombante e difficile.

15) Dalla nicchia, con un passo faticoso, raggiungere un evidente chiodo, uscire a destra dal diedro, approdando sullo spallone; tiro di 10-15 m di IV con un passo di IV+.

E' possibile anche un'uscita sullo spallone attraverso un buco: attenzione però che molto spesso risulta intasato dal ghiaccio.

MIE IMPRESSIONI

Percorsa una volta nell’Agosto 1969 con Giancarlo Balossi e Pier Colombo e una seconda volta nell’Agosto 1987 con Giovanni Turconi.

Via molto elegante di classica arrampicata in diedro in un ambiente fantastico.

La via ha una difficoltà media, ma continua con 2 punti in cui prestare attenzione:

alla "fetta di arancia" , uno strapiombino con traversino (5°) alla fine del diedro dove non si capisce se continuare per il diedro che diventa strapiombante o stare a destra su placca e obliquare per poi rientrare con un traverso non facile.

Di Balossi non so cosa dire, un ragazzo atletico che non ha continuato in questa attività a un certo livello.

Pier Colombo mi è parso molto forte e capace, ma ho saputo che qualche anno dopo è morto in montagna in circostanze che non ricordo.

Relazione Riassuntiva

Il diedro è formato da due pareti verticali che s'incontrano ad angolo retto.

Si sale alcuni metri sul fondo di un camino, poi su rocce rotte.

Ci si innalza in spaccata nel fondo del diedro, su piccoli e saldi appigli, con arrampicata elegante (60 m, 2 ch., IV +) fin dove il diedro si chiude sotto strapiombi gialli.

Si esce allora a destra, su rocce meno ripide e gradinate, si sale sulla parete oltre lo spigolo che delimita la faccia destra del diedro (o ancora nel fondo del diedro: IV +, 1 ch.), e a destra si raggiungono comode terrazze.

Si sale a una specie di nicchia, ove la parete si fa di nuovo verticale.

Un poco a sinistra della nicchia si nota una fessura formata da una lama di roccia gialla staccata dalla parete (nota come " fetta d'arancia "), strettissima e all'inizio strapiombante, che costituisce la maggiore difficoltà dell'ascensione (V -).

Superarla, ritornare a sinistra nel fondo del diedro, che da qui è solcato da una lunga fessura-camino, formata dalle due pareti che quasi si sovrappongono.

Si sale tutta la fessura, lunga circa 100 m, superando varie strozzature (pass. IV +) fin dove termina in una caverna sormontata da un tetto; si penetra fino al fondo della caverna e per uno stretto foro, umido e spesso ghiacciato, si sbocca sullo Spallone e sullo stradone provinciale (se il foro fosse ostruito dal ghiaccio, si può anche superare esternamente lo strapiombo, arrampicando sulla parete verticale fino all'altezza dello Spallone e traversando quindi a sinistra per una stretta cengia).

Dallo Spallone, per la via normale o per altra via, si può raggiungere la vetta

(ore 4-5 dall'attacco).

 VARIANTE D'ATTACCO FABBRO-SCOTONI

Il 19 agosto 1923, V. E. Fabbro e L. Scotoni, in occasione della salita italiana del diedro iniziarono l'arrampicata alquanto più in alto, a destra dell'attacco Fehrmann, salirono per pochi metri per una stretta fessura umida, chiusa in alto da un masso, uscirono a sinistra con una traversata di 4-5 m su scarsi ed esili appigli e proseguirono, sempre con difficoltà, fino a una cengia coperta, che li portò verso sinistra, aggirando uno spigolo, all'inizio del gran diedro della via Fehrmann. (Questo attacco è più breve ma più difficile dell'attacco originale Fehrmann).

 VARIANTE D'ATTACCO MIOTTO-LARSIMONT

Nel 1933 A. Larsimont e A. Miotto attaccarono la roccia proprio sulla direttiva del gran diedro (a destra dell'attacco Fehrmann e a sinistra dell'attacco Fabbro), salirono per rocce biancastre e frastagliate in direzione di un grande masso che sembra incollato alla parete e, giunti a un punto di sosta, traversarono a destra, un po' più in basso, per 3 m, quindi salirono al soprastante terrazzino e attraversando a sinistra, in alto, tra il masso e la parete, giunsero su un altro ripiano più ampio.

Da qui, per un facile diedro, poterono salire all'inizio del gran diedro della via Fehrmann. (E'  l'attacco più diretto a questa via).

 VARIANTE MEDIANA NEGRI-PRATI

Giunti sotto gli strapiombi gialli della parte mediana, invece di spostarsi verso la parete a destra, si sale direttamente per una fessura strapiombante verso uno stretto camino, lungo il quale, superando altri strapiombi, si riesce all'inizio della lunga fessura-camino (C. Negri e M. Prati, sett. 1935).

 VARIANTE IN PARETE

Nell'ultimo quarto della via, invece di superare la fessura-camino di 100 m si può salire più a destra in parete, circa a metà fra la fessura stessa e lo spigolo SO del Campanile (3 lunghezze, pass. IV +, 9 ch. compresi quelli di sosta).

Dalla cengia all'altezza dello Spallone si attraversa con passaggi difficili allo Spallone.

 VARIANTE TERMINALE HECKMEIER

A. Heckmeier con Maria Casè e S. Emmer, nel 1933, invece di salire la lunga fessura terminale della via Fehrmann, si tenne più a destra, sullo spigolo SO, fino all'altezza dello spallone.

Poi aggirò verso destra lo spigolo e, traversando ancora un tratto sulla parete strapiombante, raggiunse una fessura gialla che lo portò direttamente all'albergo al sole, nel punto dove ha inizio la via Meade.

Per questa via raggiunse quindi la vetta, tracciando così un' itinerario molto diretto, ma, in parte, di estrema difficoltà.