CAMPANILE ALTO - Diedro Nord-Ovest  - Via Oggioni-Aiazzi

Primi salitori:  Josve Aiazzi e Andrea Oggioni, 11 sett. 1954

Difficoltà:  IV e V

Lunghezza:  500 m.

Materiale:  portare friends e nuts e qualche chiodo in quanto in via ce ne sono pochi.

La via supera il diedro più a destra (ed il più evidente) della parete NO, che in alto termina sulla terza spalla della cresta Ovest.

Bella arrampicata libera, su roccia abbastanza buona.

Dal Rif. Brentei portarsi sotto al Campanile Alto e salire il ghiaione e su neve raggiungere la base della parete sotto il diedro (45 minuti).

Attaccare per una placca raggiungendo subito dei salti di roccia friabile, per i quali si entra nel camino che è visibile dalla base.

Superare il camino, continuare a salire su roccia ottima lungo una serie di diedri e fessure, e al loro termine raggiungere un terrazzo a destra di un grande tetto.

(vedere VARIANTE)

Attraversare un pò a destra, poi salire in obliquo a sinistra fino ad entrare nel diedro.

Una fessura molto faticosa porta sotto un altro tetto.

Aggirare il tetto a sinistra, e per una esile cengia raggiungere lo spallone.

Da qui, per evitare la cresta Ovest, attraversare circa 50 m a sinistra nella parete Nord.

Superare molti salti, diedri e pareti delicate, fino a raggiungere la base dell' ultima torre.

Ancora a sinistra per entrare in un diedro grigio che si deve superare interamente.

Raggiunta una larga cengia piegare a destra e per facili rocce si arriva in cima.

(ore 5 dall' attacco)

VARIANTE

Segue interamente il diedro superando anche il grande tetto centrale.

Invece di attraversare a destra, salire 3 m. dal chiodo ad anello e obliquare con una delicata traversata a sinistra fino a raggiungere il diedro.

Salire fin sotto il tetto, da superare sulla sinistra tramite una lama strapiombante (VI, 1 ch. lasciato), fino a un buon punto di sosta.

Poco sopra riprendere la via originale.

Roccia ottima, chiodi usati 6, lasciato 1.

Lunghezza della variante circa 60 m.

Difficoltà: V, 1 pass, di VI

(Marcello Andreolli, Roberto Bazzi, Jacques Casiraghi, luglio 1971)